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Destra.it Da Firenze le edizioni “Passaggio al Bosco”. Marco Scatarzi racconta il progetto

25

Set 2017

Destra.it

Da Firenze le edizioni “Passaggio al Bosco”. Marco Scatarzi racconta il progetto

 Continuando il nostro viaggio alla ricerca di realtà culturali, letterarie ed autori indipendenti, siamo lieti di avere con noi Marco Scatarzi, fondatore del progetto editoriale Passaggio al Bosco Edizioni. Firenze è da sempre la culla dei fermenti culturali italiani che in Italia hanno lasciato il segno. In questo caso, scopriremo grazie a Marco, cosa spinge dei giovani a cimentarsi in un’impresa che è del tutto anticonformista ed originale. Ma soprattutto, decidendo di seguire “Il Passaggio al Bosco che sussurra l’eco di una ribellione interiore”, narrato dalla penna di Ernst Jünger.

 Buongiorno Marco e benvenuto su Destra.it. Allora, quando è nata Passaggio al Bosco Edizioni e soprattutto come è nata?

Il progetto è stato lanciato il 12 settembre, ma i lavori sono iniziati qualche mese fa. “Passaggio al Bosco” nasce in un contesto militante, mettendo insieme esperienze diverse e convergenti, con la volontà e l’ambizione di poter fornire nuovi spunti e nuove prospettive, dando un contributo culturale alla diffusione delle idee non conformi e del pensiero identitario.

Secondo te da cosa è attratto il lettore italiano, visto che in Italia si legge davvero poco ?

Il lettore medio, che legge sempre meno, è attratto dai brand letterari, dai fenomeni del momento, dai libri che si configurano quasi esclusivamente come prodotti commerciali. Ma, detto con franchezza, la cosa non ci riguarda: le nostre Edizioni non nascono per soddisfare il grande pubblico, ma per sensibilizzare e orientare chi ha un’inclinazione, che cerca nuove narrazione, chi ha scelto di avventurarsi oltre il filo spinato del pensiero unico. “Passaggio al Bosco” si rivolge al Ribelle, a colui che ha un nativo e profondo rapporto con la libertà. È evidente: non può essere per tutti.

Le quattro collane sono molto diverse e paiono studiate per seguire un ordine particolare.  Escludendo l’ambito politico e della militanza, spesso “militonto”, qual è l’obiettivo che vi siete prefissati ?

Le prime quattro collane hanno la necessità di approfondire quattro ambiti diversi, ma egualmente importanti: “Agoghè” riguarda la Formazione del militante e del Ribelle, dando spazio ai testi che nascono per orientare; “Bastian Contrari” accoglie i saggi dissidenti, offrendo un approfondimento fuori dagli schemi; “Sempreverdi” rispolvera quei contenuti e quegli autori che non sono mai tramontati e “Focolai” – infine – analizza gli scenari di guerra e di lotta che attraversano il mondo. Sono le prime quattro collane, ma non saranno le uniche: l’obiettivo è quello di dare risalto ad una weltanschauung organica che possa declinarsi in ogni contesto, senza annoiare o risultare retorica. Si parte dall’ambito politico e attivistico, con la volontà di sconfinare laddove vi siano menti aperte e spiriti liberi: l’obiettivo è quello di elaborare, contaminare e diffondere. Per quanto riguarda i “militonti”, oggi, dobbiamo prendere atto di un dato importante: il fermento dell’editoria non conforme è il segno evidente di un interesse che non deve essere sottovalutato. Credo che ci sia voglia di approfondire e che, in questa fase storica, le prospettive identitarie rappresentino la sola forma possibile di contropotere culturale. Quella che un tempo era l’egemonia intellettuale marxista, oggi ridotta a ruota di scorta del mondialismo sradicante, ha gettato la maschera e non offre più alcuna prospettiva di alternativa al “migliore dei mondi possibili”: ci sono praterie sconfinate da poter cavalcare, purchè si abbiano coraggio e buone gambe.

Per Ernest Jünger, “Passare al bosco” significava l’abbandono al mondo nichilista e materialista controllato dalle macchine per ritrovare il “Sè”. Vuol dire che dobbiamo attenderci delle pubblicazioni non imperniate solo sul ‘900 e sulle personalità di spicco?

Assolutamente sì. Abbiamo in mente, tra le tante cose, una collana biografica che possa dare spazio anche a figure contemporanee, dimostrando l’attualità di un pensiero che si è manifestato anche dopo le “tempeste d’acciaio” del Novecento. Ma, del resto, è perfettamente logico: ciò che è metastorico e che si trasmette non può esaurirsi con la fine di un secolo o di un’esperienza politica.

Il primo libro che avete pubblicato da chi è scritto e di cosa parla? 

Il primo dei quattro è “Essere Comunità”, del quale sono autore. È un testo che nasce per orientare i giovani militanti e dare una risposta alla domanda che spesso mi hanno posto: “Che cos’è la Comunità?”. Ho risposto passando in rassegna i princìpi che la animano e i metodi operativi che la mettono in movimento. E quindi, riprendendo la “quarta di copertina”: “dalla falange spartana alla moderna Gemeinschaft e dall’etica del Bushido alla mistica fascista, identificando nell’armonia essenziale della Comunità una risposta identitaria al modello mondialista: i legami organici come argine all’isolamento del consumatore globale, il sodalizio cameratesco come alternativa alla massificazione dell’individuo-atomo, la sintesi delle differenze come freno al livellamento dell’universalismo, la condivisione delle idee come diga all’automatismo nichilista”. Ritengo che la Comunità, per il solo fatto di manifestarsi, rappresenti uno splendido esempio di ribellione sana e qualificante: perché trasmette il senso del dono e lo spirito di servizio in un mondo che esalta l’egoismo; perché prevede il rispetto di gerarchie spontanee e naturali in un tempo di egualitarismo ipocrita; perché insegna a rispettare la parola data dove imperano la menzogna e le chiacchiere; perché esprime una verticalità e una tensione al sacro dove regna il materialismo più volgare; perché coltiva la forza dei legami e del cameratismo nell’epoca della virtualità digitale; perché trasmette un retaggio tradizionale e difende una specificità culturale al tempo dello sradicamento e del pensiero unico. La Comunità contribuisce a ricordarci chi siamo e da dove veniamo, ci insegna a difendere e a trasmettere un’eredità millenaria, ci cresce e ci rende Uomini, ci riporta alla natura delle cose, alla profondità degli sguardi e all’essenzialità dei gesti. Ma, questa Comunità, non può essere un comodo rifugio intellettuale o una fantasiosa utopia colorata: è un fronte di combattimento dove operano i Ribelli, dove si incarnano le idee, dove si cerca ancora di fare la storia.

Quali autori vi piacerebbe inserire nel catalogo e per quale ragione?

Ce ne sono tanti, ma ne cito uno. È l’aprile del 1968 e Parigi sta per conoscere il suo maggio di fuoco. Un giovane belga, anziché blaterare di autodeterminazione dei popoli in qualche comune hippie, sceglie di partire per la Palestina e di imbracciare un fucile. Ha 33 anni, è un ingegnere e potrebbe avere una vita davanti. Muore in combattimento, ucciso dai soldati israeliani, durante un’azione militare di Al Fatah. È Roger Coudroy, militante belga di Jeune Europe e primo europeo caduto in quelle terre. Le sue memorie usciranno tra poche settimane per le nostre Edizioni…

Da indipendenti nel vero senso del termine, cosa vi sentite di dire ai grandi colossi dell’editoria?

Che un libro non è un prodotto da scaffale, ma un patrimonio di idee e di sogni. Non può scadere come un cartone di latte e non deve necessariamente piacere a tutti. L’editoria non deve farsi fagocitare dai ritmi folli e dalle logiche perverse delle leggi di mercato.

Il venti, ventuno e ventidue ottobre, siete a Libropolis. Il Festival dell’editoria e del giornalismo indipendenti che si terrà a Pietrasanta. È un’ottima occasione per farvi conoscere dagli addetti del settore e non solo… 

Senza dubbio. Libropolis è una grande iniziativa, organizzata da ragazzi coraggiosi e liberi, che stanno svolgendo un ottimo lavoro. Un’iniziativa che rappresenta una bella occasione, per editori e lettori: c’è bisogno di eventi che diano spazio ai temi scomodi e alle intuizioni “politicamente scorrette”.

Ti va di darci un’anticipazione dei prossimi lavori in uscita?  

Oltre al già citato Coudroy stiamo lavorando alla traduzione di un bestseller di Jack Donovan, “The way of men”. Ma, tra ristampe e nuove proposte, ci sarà un bel testo sui rischi della società multietnica. Uno di quei libri che la Boldrini direbbe di non leggere: è anche per questo che consigliamo di segnarselo in agenda…

Se parliamo di Book trailer ti viene una sincope o ti adegui alla tendenza?

Mi adeguo con piacere. La nostra idea di ribellione non prescinde dall’utilizzo di certi strumenti, ma dalla loro dipendenza. Il web ci offre grandi opportunità, purché si mantenga saldo il proprio centro e non si perda il contatto con la realtà.

 

QUI l’articolo originale.


ATREJU 2017

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