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Una nuova casa editrice lancia la sua sfida

“Il Ribelle deve possedere due qualità. Non si lascia imporre la legge da nessuna forma di potere superiore, né con i mezzi della propaganda, né con la forza. Il Ribelle inoltre è molto determinato a difendersi non soltanto usando tecniche e idee del suo tempo, ma anche mantenendo vivo il contatto con quei poteri che, superiori alle forze temporali, non si esauriscono mai in puro movimento.”

(Ernst Jünger)

Ribellarsi contro questo tempo malato che produce soltanto distruzione attraverso il paravento di presunte libertà individuali, così egoistiche da non aver bisogno di radici. Ribellarsi contro la cristallizzazione nella vita e nel pensiero della desertificazione borghese spacciata come una ordinata, logica e inevitabile assuefazione ai meccanismi dell’omologazione mondialista; in un mondo borghese apparentemente ancora in buona salute per i conformismi che ancora riesce a catalizzare, ma che già manifesta i sintomi di un cadavere in putrefazione i cui miasmi stanno avvelenando il respiro.

Ribellarsi perché è giusto farlo, sempre e comunque, per riaffermare quei diritti e quelle dignità negate dalla violenza della globalizzazione plutocratica e poter riportare al centro della storia la coscienza dei popoli liberi, l’unica che abbia da tempo immemore ragion d’essere. La libertà dei popoli contro la «libertà» del mercato che sottomette, umilia e uccide le speranze dei popoli.

Ribellarsi all’incubo di più mondi mischiati come vorrebbero i fanatici dell’invasione migratoria e della sostituzione delle genti; i predicatori di un assurdo mondo senza frontiere, senza limiti, senza sostanza, privato della ricchezza della molteplicità delle differenze. Una prospettiva falsa prima ancora che criminale, che può esistere soltanto nelle fantasie malate di questi malriusciti.

Ribellarsi a tutto questo è un dovere. È senso di appartenenza. È amore profondo nei confronti del proprio popolo e del suo destino, è un amore senza prezzo.

Ribellarsi, ecco la parola d’ordine dei non omologati, degli ostinati, di chi ancora sa amare, di chi ancora vuole combattere.

Quindi, cosa fa allora il ribelle per confermare la sua ostinata volontà? Trova riparo nel bosco, nell’unico luogo dove può essere pienamente se stesso, dove può vivere la sua legge e non subire la legge del sistema. Il luogo dove può raccogliersi, misurarsi e riorganizzare le forze per la controffensiva. Sortite rapide che disorientano e indeboliscono il potere dominante, la cui efficacia non è però dettata soltanto dal buon utilizzo di capacità tecniche e materiali, bensì, e soprattutto, dal costante collegamento a quei poteri superiori alle forze materiali, quindi spirituali, a cui fa riferimento lo Jünger nella citazione.

Sono quelle forze misteriose e miracolose del mondo invisibile che, come insegnava Codreanu, devono essere attratte affinché possano assicurare il loro concorso e garantire così la vittoria.

A quel punto, la ribellione può diventare guerriglia piena, costante e instancabile. È guerriglia mentale. È guerriglia spirituale. Talvolta, e la storia lo ha dimostrato, è anche guerriglia fisica e materiale.

Allora, ribellarsi significa esistere. Decidere di esistere.

«Esistere è combattere quello che mi nega» affermò con decisione Dominique Venner.

E questa meravigliosa esortazione diventa l’incipit di una fresca casa editrice controcorrente nata a Firenze dalla volontà e dalla decisione di militanti tenaci e vigorosi, che hanno fatto proprio il lascito spirituale e politico di due grandi ribelli fiorentini, Berto Ricci e Alessandro Pavolini.

Non a caso, Firenze fu anche la sede del più bello e scanzonato ribellismo squadristico; così generoso e coraggioso da acquisire prestigio e notorietà nazionali.

Fiorentini e ribelli, sicuramente bastian contrari. Militanti preparati e non frivoli intellettuali, non sono affetti da quelle fisime, i fondatori di «Passaggio al Bosco Edizioni» ed infatti proclamano la loro avversità alle accademie del buonsenso rivendicando la necessità della scelta dell’azione e dell’esempio. Ecco un laboratorio culturale che si traduce nella milizia editoriale.

Già la denominazione, così impegnativa, la dice lunga sulle prospettive e gli obiettivi che si prefiggono. Spiegano nella loro presentazione: «Passaggio al Bosco è un progetto editoriale libero che ha scelto di non dipendere dai dogmi del mercato. Per noi il libro non è un prodotto commerciale, ma un patrimonio di idee e di visioni.»

Sì. Proprio così, dicono il vero, il libro è un patrimonio di idee e di visioni. Aggiungiamo, di idee e di visioni condivise, un patrimonio di popolo, quindi non più oggetto di speculazione e di mercificazione. Semmai, strumento di purificazione interiore e di mobilitazione delle coscienze contro la dittatura del «pensiero unico».

Il libro deve essere una arma carica, così lo dobbiamo intendere, parte dell’equipaggiamento del ribelle, colui che appunto compie il passaggio al bosco, condizione che ci sembra auspicata dai nuovi editori fiorentini.

La stessa denominazione richiama evidenti motivi jungheriani, il Waldgänger, il ribelle che passa al bosco per continuare la lotta.

Il concetto del passaggio al bosco non è soltanto una esortazione jungheriana, le sue radici affondano nella antica cultura popolare tedesca, nel suo patrimonio di lotte, nelle rivolte contadine in particolare.

Il mondo contadino, in Europa specialmente, si è sempre battuto contro le usurpazioni oligarchiche divenendo il bastione delle radici, delle tradizioni, della dignità sociale.

Come nelle vicende narrate da Hermann Löns nel suo drammatico romanzo Der Wehrwolf, ambientato durante la guerra dei trent’anni. I Wehrwölfe sono i contadini che passando al bosco diventano lupi combattenti dando inizio ad una feroce guerriglia contro gli usurpatori delle loro terre e le loro soldataglie al seguito spesso composte da mercenari. I Wehrwölfe sono veramente il frutto sano e generoso di quella terra, incarnano i valori del sangue e del suolo, e versano il loro sangue per difendere quel suolo a loro sacro, perché è la terra dei loro padri. Combattono l’infamia di sgherri senza dignità con spietatezza, incidendo poi con tre colpi di scure il loro simbolo di lotta e di riscatto, la Wolfsangel, la runa del lupo.

Dirà uno dei protagonisti del romanzo: «Eravamo lupi per difenderci, e ora dobbiamo diventare lupi per attaccare». Il bosco era la loro tana. Nel bosco ci si rigenera.

E guarda caso, ma non è certamente un caso, l’immagine di fieri lupi della foresta impreziosisce la copertina della prima opera pubblicata da «Passaggio al Bosco Edizioni». Si tratta di «Essere Comunità. Orientamenti per il militante identitario» di Marco Scatarzi, tra i fondatori della casa editrice e capo di comunità. Il che non guasta, anzi vi aggiunge valenza. Ne consigliamo vivamente la lettura, le parole intense e ortodosse contenute nel testo ci sono apparse rinfrancanti e istruttive e non soltanto per i giovani militanti. Si sentiva la necessità che la nostra concezione della comunità venisse riconfermata, spiegata ulteriormente, e soprattutto attualizzata.

Altri tre titoli arricchiscono la prima uscita: «Ernst Jünger. Il Combattente, l’Operaio, l’Anarca» una raccolta degli scritti di Julius Evola dedicati a Jünger, particolarmente interessanti e significativi, curata da RigenerAzione Evola; «Ezra Pound Economista. Contro l’usura» di Giano Accame, preceduto dallo scritto dell’ottimo Adriano Scianca; «Donbass. Una guerra nel cuore d’Europa» un’inchiesta controcorrente a tutto campo e a più voci che fa finalmente luce su di un conflitto che sta incendiando le porte di casa, ma che si preferisce ignorare. La serietà dell’opera viene comprovata dalla postfazione di Aleksandr Dugin, una delle migliori voci della Russia contemporanea.

E sappiamo, che a breve, altri titoli particolarmente interessanti non mancheranno di sollecitare le attenzioni del pubblico.

La casa editrice a sua volta articola su quattro collane il suo progetto di contropotere culturale: «Focolai» Le vicende più o meno dimenticate dei popoli in lotta contro l’oppressione e l’imperialismo, per la liberazione nazionale e sociale, per la salvaguardia della loro storia e della loro identità. Irlanda, Palestina, conflitti di cui non si parla più; «Sempreverdi» gli scritti e gli autori canonici, quelli di cui non si può fare a meno, i pilastri dottrinari di una visione del mondo; «Bastian Contrari» i pensieri di chi va contro questo tempo, gettandosi alle spalle i dogmi del potere dominante; «Agoghè» il richiamo alla forma esemplare e alla salda tenuta interiore. Un lascito antico che risale alle sorgenti della civiltà europea. Agoghè ci parla di Sparta, di Roma, della migliore Europa, della sua gioventù guerriera che ha attraversato i millenni. Agoghè è la rivoluzione dell’anima, dello spirito, del corpo; la porta d’ingresso per l’uomo nuovo. I testi pubblicati in questa collana assolvono a questa funzione.

In ultimo, la scelta del logo che caratterizza «Passaggio al Bosco Edizioni», quanto di più centrato.

Sono tre alberi, tre abeti. I sempreverdi rientrano a pieno titolo nel simbolismo arcaico europeo, nel suo paesaggio. Sono alberi della vita, muti e sovrani testimoni di regalità, forme viventi nel tempo ciclico.

Lasciamo però la parola ai fondatori: «Il nostro emblema è composto da tre alberi: rappresenta la stabilità del bosco in contrapposizione al nomadismo del deserto, il senso del limite oltre l’insensibilità dell’illimitato, il solido ancoraggio offerto dalla terra a dispetto del perenne movimento della sabbia.»

Il nomadismo, il deserto, la sabbia, l’aridità sono i tratti distintivi del mondo moderno. Ad essi giustamente si contrappone l’organica armonia del Bosco, la metafora della vita rettamente ordinata.

Il Passaggio al Bosco equivale al passaggio alla Vita. Consapevoli che la vita è una battaglia continua e per quanto possa essere dura deve essere affrontata. Siamo altresì certi che le opere di questa nuova casa editrice ci accompagneranno validamente nel percorso della vita, ci sosterranno e saranno buoni camerati.

I nostri migliori auguri.

Maurizio Rossi

QUI l’articolo originale

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